
Pater patriae diceva:
Al tornar de la mente, che si chiuse
dinanzi a la pietà d'i due cognati,
che di trestizia tutto mi confuse, 3
novi tormenti e novi tormentati
mi veggio intorno, come ch'io mi mova
e ch'io mi volga, e come che io guati.
(Dante, Inferno, VI)
Nell'accezione di imbarazzo, turbamento.
Chi sta confuso sta di merda. Che veda intorno a se' novi tormenti in verità non è che conti granché; è dentro di sè che scopre novi tormentati. La confusione arriva pian piano, mentre fai di conto, per esempio, e ti accorgi che hai saltato una cifra, e allora fai piangere Gesù con le tue più soavi parole; oppure arriva a sparaflash (semicit): un momento sei un pio bove, poi ti volti un attimo a guardare, ti rigiri e sei nelle canne. La Consoli Carmen si dichiarava Confusa e Felice. Mentiva. D'altra parte cantava anche Sai benissimo che una goccia inonda il cielo.
La confusione a qualcuno provoca strane reazioni: io mi incazzo, per esempio. Cosa ti confondi, dico a Miss Goldenblatt, stai un po' calma! Miss Goldenblatt risponde: vienici tu nella piscina egizia, poi ne riparliamo.
La confusione può essere pure un ottimo diversivo: facimm'ammuina, e intanto scappiamo. Certo se invece volevi prendere fiato, ti girano un po'.
La confusione può essere, volontariamente o involontariamente, indotta: meglio evitare di farlo con coscienza: il perfido DitoABanana potrebbe farvi cadere nel pozzo uncinato, preso com'è da tutto quel casino.


Quando mi sono rotta il minolo (si, si chiama così il mignolo del piede) avevo due stampelle. Siccome non potevo fare nulla, e vivevo in un basement, quindi non potevo neanche uscire, oltre a far dei gran casini con gli uomini, decoravo il gesso con le perline e con i pennarelli colorati. Le due stampelle, orribili come tutti gli attrezzi medici, le avevo battezzate Gina detta la Lollo (la destra, più vanitosa, con una collanina di perline rosa pallido) e Partigiana (la sinistra, la Poderosa, con un laccetto di seta rosso). Che volete, quando ci si annoia...
La stampella. Serve a reggersi in gambe. Serve a superare la paura di stropicciarsi. O a decidere definitivamente che non ti vuoi stropicciare mai più. Difatti le stampelle, tolto il gesso, a un certo punto te le tolgono, devi tornare a camminare con le tue gambe. La mia fisioterapista mi cazziò perchè continuavo a usarne una e pure dal lato sbagliato.
Se ti affezioni alla tua stampella, poi è difficile sbarazzartene. Epperò. Va fatto.
mancàre: mancàre
v. 1ª intr. e tr. intr. (aus. avere; aus. essere)
difettare, non possedere, aver bisogno
non esserci, esserci in modo insufficiente, non bastare, scarseggiare
essere lontano, assente
lasciare un vuoto, farsi rimpiangere
venir meno, scemare, decrescere, cessare, svanire
euf. morire, spirare
distare, intercorrere
commettere una mancanza, comportarsi male, rendersi colpevole
non rispettare, non adempiere
tralasciare, trascurare, omettere
tr., non colpire, fallire.
E' strano perché, a ben pensarci, mancare è anche man-care, che in inglese è prendersi cura. E se fosse care-man sarebbe un poetico dire di mani. E invece mancare è uno dei verbi più terribili della nostra lingua. Mancare è dire c'eri, e adesso non ci sei più. E' una sensazione dolorosa che non esiste se non dopo una meravigliosa, e questo la rende tanto odiosa. Non manca qualcosa che non sappiamo. Manca ciò che abbiamo avuto e adesso non è più. A volte manca anche qualcosa che non abbiamo avuto, ma che abbiamo intravisto, e allora ci manca quella che Pretty Woman chiamava la Favola.
Come una roccia erosa dal vento, chi ha la mancanza sta esposto agli elementi con una debolezza in più, una fragilità sempre al punto critico; in compensazione ha la bellezza caduca delle forme. Ma io dico che preferirebbe essere un cubo di granito.
Si narra che chi perde un arto poi continua a sentirlo anche dopo la perdita, lì, dove c'è il nulla.
Chi dice Mi manchi continua a sentire nel cuore quella vaghezza gioiosa della vicinanza. E la rivorrebbe, la rivorrebbe, la rivorrebbe, e non sa niente altro che quello.
Disordine
disórdine: disórdine
s. m.
mancanza di ordine; confusione
loc. avv.: in disordine, in modo disordinato, confuso, caotico e scomposto
sregolatezza, abuso, soprattutto nel mangiare e nel bere
turbamento dell'ordine pubblico; tumulto; insurrezione.
Comp. della particella dis-, che indica separazione, allontanamento, negazione.
Perturbamento e guastamento d'ordine, di cosa ben ordinata.
Si potrebbe dunque dire che disordine significa separazione dall'ordine. Chè secondo me non è esattamente il contrario. E' un'altra cosa. L'ordine sono i maglioni piegati tutti allo stesso modo, impilati in un'algida cabina armadio a seconda del colore e della foggia. Il disordine sono i maglioni piegati a caso, impilati a caso, su uno scaffale o un qualunque punto della casa, a caso. Il disordine è il regno del caso.
La mia scrivania è il regno del caso. Una volta, per comunicare in modo originale a una persona chi ero (taciamo i dettagli, hanno dell'agghiacciante) feci delle foto al mio mondo, anche alla scrivania. Dopo non ci siamo più praticamente parlati (non che questo album ne fosse la causa, ma forse concausa, anche se non determinante) quindi non so se da quel miscuglio di appunti, fotocopie, hamtaro, libri, foto, cavi...lui avesse inteso meglio che tipo di persona io fossi.
Il disordine ambientale è lo specchio di un disordine mentale. E' il modo di pensare che genera il caso degli oggetti; saltare veloci come un lampo da un concetto all'altro certo non aiuta a tenere i libri in ordine, e meno che mai a tenere in ordine i propri rapporti umani.
Fai ordine nella tua stanza, fai ordine nella tua vita. Non sono d'accordo. Riordino casa mia ogni settimana, ma non per questo la mia vita è più ordinata.
Disordine
Stile di vita che si caratterizza per la stratificazione di oggetti, pensieri e gesti. Una persona disordinata, nell'ordine, muore. Una persona disordinata lo sarà per sempre. Una persona disordinata più spazio ha, e più ne occuperà. Un disordinato ha difficoltà a rapportarsi con un ordinato. Ciò che all'uno sembra lampante, all'altro sembra folle. E' per questo che i disordinati spesso sono un po' solitari. Solitari come quel tappo di bottiglia dello champagne di capodanno 2003, che, chissà perchè, vaga da anni per la casa, spostandosi per magia da un cassetto al tavolo, dal tavolo al comò, dal comò allo stereo...
immaginazióne: immaginazióne
s. f.
forma di pensiero che non è frutto di ragionamento o di altro processo logico, bensì di libera associazione di immagini, spesso legate ad esperienze reali e sensibili, elaborate dalla fantasia
la mente che elabora tale forma di pensiero
ciò che è immaginato
est. fantasticheria
est. supposizione non suffragata dalla realtà.
Quando certi giorni ti spingi così al largo che poi ti giri e vedi la spiaggia e capisci che davvero sarà durissima nuotare fino a riva e che le forze ti mancano.
Quando la mattina ti svegli dopo uno di quei sogni orrendi, che sembrano veri, e ti ci vogliono quattro minuti per capire che l'hai solo sognato.
Quando capisci che è patetico il tuo tentativo di sopperire alla solitudine del tuo cuore usando placebo mentali.
Quando persin Fausto ti sta sul culo.
Quando hai freddo dentro.
Quando .
fòrte: fòrte
agg.
detto di persona, capace di sostenere uno sforzo, di sopportare fatiche o disagi
sempre con riferimento a persona, spiritualmente energico, capace di affrontare con animo fermo le avversità e le difficoltà; anche delle qualità morali di una persona così caratterizzata
prode in guerra (con questo sign. l'aggettivo può compendiare sia la forza fisica che il coraggio)
che colpisce i sensi in modo vivo, intenso
detto di cosa, capace di resistere agli urti, al peso, all'usura, alle offese degli elementi, ecc.
tenace, che fa buona presa
in musica, tempo forte, il movimento in battere, cioè quello che all'interno di una battuta è ritmicamente accentato.
avv. fortemente, non comunissimo nel sign. materiale, più us. in quello morale
s. m.
la parte più fitta, più intricata di una foresta, di un assembramento, di una mischia
la materia, l'attività in cui uno eccelle di più
avv
con forza
a voce alta
rapidamente, alla svelta
grandemente.
Oggi m'è venuta in mente una cosa che facevo da ragazzina. Andavamo su un prato quando c'era il vento forte, aprivamo le braccia e stavamo lì. Ci piaceva tantissimo. I vestiti si gonfiavano, i capelli svolazzavano, l'erba cambiava colore a seconda dell'inclinazione delle raffiche. Potevi anche sbilanciarti un po' in avanti, perchè il vento ti sorreggeva.
E poi m'è venuto in mente l'albatros di Une longue dimanche de fiancailles. L'albatros non è forte. L'albatros è fatto di piume e piccole ossa leggere. Non è forte, anche se sembra. L'albatros è testardo, non rinuncia, non cede. Conosce la leggerezza e la pesantezza. Conosce le enormi e solitarie distese marine e i rifugi nei fari, tra gli scogli, nelle secche. Non è forte. Ce la mette tutta e non s'arrende. Questo si.
Oggi mi sento in sospensione
so|spen|sió|ne
s.f.
- il sospendere, l’essere sospeso; collocazione, posizione di un oggetto che è sospeso, che penzola da un sostegno posto in alto;
- interruzione, cessazione momentanea
- fig., stato di ansia, incertezza
- chim., fis., sistema bifase costituito da una fase liquida continua (mezzo disperdente) e una fase solida discontinua (sostanza dispersa) nel quale le particelle solide disperse hanno dimensioni maggiori di quelle colloidali
Il caro amico Dante dice:
Io era tra color che son sospesi
Ma il meglio di sè lo da' nella descrizione straceleberrima dei due amanti svolazzanti (mi si perdoni l'involontaria rima); e manco a dirlo, io la faccio mia, chè meglio di così non si puote:
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, si tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.
...
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
...«Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
...
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante».
E caddi come corpo morto cade.
-vocabolario emozionale-Se cerchi su google un'immagine per la parola broncio, ti viene fuori una foto di Satomi dei Beehive, vai a capire perchè. In italiano il termine bróncio sta per:
bróncio
(pl. brónci)
s. m., cruccio che si dimostra con lo sporgere e il restringere le labbra
agg., rar. lett. imbronciato.
In francese Faire la tête (fare il broncio) assume un significato tutto particolare...chi non ha presente il broncio della dolce Sophie Marceau? E poi in French Kiss Meg Ryan cerca di imparare a farlo perchè Kevin Kleine le spiega che è l'arma seduttiva francese più potente...
In italia il broncio lo fanno i bambini capricciosi e le ragazze complicate. Ovviamente da circa 20 anni io mi ritrovo nella seconda categoria...che poi, più che complicate, diciamo un po' sciocche. Perchè il broncio non corrisponde esattamente all'incazzo. L'incazzo è catartico, il broncio no, il broncio è di per se già predisposto al sorriso. Ora, va bene che una persona posseduta dal livore non è mai gradevole, ma certe volte un sano incazzone ti salva.
...
Insomma io il broncio non lo so tenere neanche 5 secondi, mi passa subito. Forse perchè mi arrabbio per le cose meno importanti.
bróncio
s.m.
Posa bambinesca delle labbra, tramite la quale si vorrebbe comunicare "Ehi, sono arrabbiata" ma che, pur magari comunicandolo, non solleva affatto l'imbronciata dal suo status quo. Si tratta piuttosto di una forma blanda di incazzatura, temperata dal desiderio di farsela passare subito. Atteggiamento tipicamente femminile, il broncio fa più folklore che altro.
Il broncio in verità ti viene anche quando sei triste. Per esempio quando fai e dici una cosa del tutto contraria ed opposta ai tuoi desideri, ma che se non la fai o non la dici -seppur ridendo e scherzando- sai che ti terrai il broncio pure per l'anno prossimo venturo.
Ne si conviene che in un'amicizia non esistono i bronci. E se esistono qualcosa non funziona. Come dire..."non giova" (cit.).
so che prima o poi passerà stasera e che tutto ritornerà com'era sarebbe bello durasse almeno mezz'ora comunque andrà dovrà tornare com'era sarebbe bello che durasse almeno mezz'ora
Stasera, tornando a casa, pensavo alla parola si. Nel senso di avverbio affermativo
sì (avvèrbio e sostantìvo): sì (avvèrbio e sostantìvo)
avv
è usato nelle risposte per affermare, equivale cioè ad una risposta di assenso
Si è anche la settima nota della scala musicale, o è anche pronome riflessivo. Ma io pensavo all'avverbio. M'è venuto in mente che il mio primo amore mi diceva che più di tutto, di me, amava il mio modo di dire si. A distanza di qualche anno ancora mi telefonava, e mi chiedeva qualcosa solo per sentirmi dire si.
Non ho un vocabolario etimologico in casa. Mi incuriosiva sapere da dove nasce questa paroletta.
Che poi tanto piccola, però a seconda di come la dici c'è tutto un mondo. Urlata, sussurrata, lasciva, scocciata, gioiosa, triste...probabilmente almeno il 50 percento delle parole muta forma perchè muta lato (cit), ma è che questa è piccola. Per questo forse mi fa impressione.
E perchè ci pensavo? Mah. Quando sarò vecchiettina, pensionata, con un sacco-si spera- di tempo libero, vorrei scrivere un vocabolario emozionale.
Si
avv.
Piccola paroletta che piaceva tanto al mio primo amore quando mi domandava "sei felice?" e io dicevo "si"
sost. intr. m.
Settima nota musicale. Per non farci confondere dio solo sa con cosa, la maestra di musica, alle elementari, ci faceva dire do re mi fa sol la TI.
"Si se non ti dico no, ed è così che torna il do"
pron.pers. di terza pers.m. e f.sing. e pl
Forma atona di sé, ma non nel senso di te senza tono, nel senso di
Volersi bene (voler bene a se stessi, voler bene vicendevolmente, oppure nella forma impersonale noi si voleva bene)
Dante lo usava in forma enclitica: vuolsi così colà dove si puote, ma lui è sempre stato uno un po' criptico.
E poi, chiaccherando con Harvey (grazie cheri) dei più disparati argomenti, dalla rotodoccia al sentimento della morte (niente ipertesto qui), pensa un po' che mi combina Winamp:
Never knew I could feel like this
Like I've never seen the sky before
I want to vanish inside your kiss
Every day I'm loving you more and more
Listen to my heart, can you hear it sings
Telling me to give you everything
Seasons may change, winter to spring
But I love you until the end of time
Chorus:
Come what may
Come what may
I will love you until my dying day
Suddenly the world seems such a perfect place
Suddenly it moves with such a perfect grace
Suddenly my life doesn't seem such a waste
It all revolves around you
And there's no mountain too high
No river too wide
Sing out this song I'll be there by your side
Storm clouds may gather
And stars may collide
But I love you until the end of time
Oh, come what may, come what may
I will love you, I will love you
Suddenly the world seems such a perfect place
Che poi sia una splendida canzone d'amore di un film indimenticabile, in questo momento poco importa. E che la trovo estremamente consolante, come il riso al latte.
IN LIBRERIA!
-Quando lasciate un commento anonimo, Gesù piange-
Dans Arles où sont les Alyscamps,/Quand l'ombre est rouge sous les roses/ Et clair le temps, Prends garde à la douceur des choses (Paul-Jean Toulet)
...ché perder tempo a chi più sa più spiace (Dante)
Vincit omnia pertinax virtus E.C.
J'aime peu les héros. Ils font trop de fracas. (Voltaire)
Honni soit qui mal y pense
Castigo para los que no pratìcan su pureza con ferocidad.
Si, si, curiosoni che non siete altro: il rospo lei l'aveva baciato. Una volta. Lieve lieve. Sì, era rimasta di merda. Ma quando si è principesse si è tentate di fare cose che la gente ordinaria difficilmente concepisce. (T. Robbins)
-La parola della settimana-
Ragazzo internazionale
IL PROFUMO DEL MESE
sandalo, pachouli, muschio, vetiver, limone, bergamotto, mandarino, viola, incenso. Creato dall’ex stilista di Hermes
L'uomo del mese

L'uomo del millennio

Anno nuovo, nuova wishlist
Capola
CITARSI INDOSSO
Citofonare Giusy
E io che mi pensavo
Fuochi di Sant'Elmo
Guido Catalano
Il bisonte insaponato
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ll
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Rasputin in Love
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